INTERVISTA A RENZO VILLA

DAL QUOTIDIANO “LIBERO” 13/12/2009

Renzo Villa, bella casa e grande. Ma ci sono televisori ovunque! «Ne ho 5. Uno in camera mia, uno in camera di mia moglie. Uno nel salotto. Uno in sala da pranzo e uno nella camera degli ospiti».Urca. Beh, in effetti da chi ha inventato le tv private in Italia ci si poteva aspettare questo… Che guarda?«Sky, soprattutto. Film».

Giriamo la domanda e facciamola più piccante. Cosa, proprio, non riesce a guardare?«“Anno Zero” e trasmissioni simili».Di notte fa zapping. Di giorno che fa?«Lo scalpista».Scusi? Cosa è?«Compravendita di azioni tramite internet in un brevissimo arco temporale, anche in pochi minuti».Quindi è un esperto di computer?«Al pc ci passo ore e ore, ma al di là dello scalping sono negato. Non so nemmeno fare copia-incolla».È un hobby o un lavoro?«Se fatto bene rende, ma lo considero un passatempo. Io sono un sognatore, lo sono sempre stato».  Che sogna a 68 anni?«Di trovare altre persone come me che vogliano fare una cooperativa. Senza utili. Per aiutare qualcuno».Ancora nella tv?«Avevo un progetto tre anni fa. Potevo rilevare una rete e fare trasmissioni di nicchia, una sorta di cambio merce per tutti. All’ultimo momento ho detto no, era arrivata la crisi».Prima o poi se ne andrà…«Sto invecchiando per un rischio del genere. Fino a qualche tempo fa sarei stato pronto a fare altri debiti. Ora no, meglio di no».Però invecchia bene, è sempre in forma. La gente la riconosce? «Qui al Nord sì. Mi guardano, poi capisco chi sono soprattutto dalla voce».E nel resto d’Italia?«Meno. Sa, “Antenna 3” trasmetteva in Lombardia ed Emilia. E poi in certe zone di Piemonte e Veneto, ma senza permessi…».

Cioè?«Con dei ponti. Il primo a ripeterci in Piemonte, durante la pubblicità, metteva davanti alle telecamere dei bigliettini da visita locali». E voi?«Ce ne fregavamo. Le nostre entrate non erano basate sulle pubblicità».Alt, alt. Scusi, da sempre si dice che le tv private vivono sugli spot!«Sì, ma noi i prodotti che volevamo promuovere li inserivamo nei giochi, nella tombola, erano i premi. E il pubblico non se ne accorgeva».Già. Poi approfondiamo parlando della nascita della tv. Ora parliamo della nascita di Renzo Villa.«Luino, provincia di Varese, 14 giugno 1941. Bambino timido che si commuove facilmente. E già affamato da palcoscenico».Prime recite?«Al Filodrammatico, ma non sono bravo. Anzi…».Scuole?«Medie, poi stop. E inizio a cercare lavoretti di ogni tipo».Qualche esempio…«Lavapiatti. Poi cameriere al buffet della stazione. Assicuratore. Radiotecnico. Rappresentante di elettrodomestici. E operaio. Finché…».Che succede?«Mi stufo e decido che il futuro è nel cinema. E vado a Roma».E i suoi genitori? Perché quello sguardo?«Scappo di casa a 16 anni. Faccio trovare una lettera in cui non spiego dove andrò e chiedo di non farmi cercare dai carabinieri perché tanto non mi caccerò nei guai».Quanto sta via?«Quattro mesi senza sentire nessuno. Poi torno a Milano e chiamo un’amica di famiglia per avvisare i miei che sto arrivando. E…».Che succede?«Mi dice che tre mesi prima è morto papà. Infarto».Sensi di colpa?«Tanti e per tanti anni. Fino a quando, poco tempo fa, ho partecipato a uno di quei corsi in cui si impara a conoscersi meglio».Torniamo alla sua fuga a Roma.«Trovo una pensione da 30 mila lire al mese, con il letto nella sala tv».Come lo cerca il lavoro nel cinema?«A ripensarci mi viene da ridere. Vado in via Veneto e fermo le belle donne che incontro: “Scusi, lei fa l’attrice?” Solo tre mesi più tardi realizzerò che erano prostitute!».Buona questa. Incontri veri?«Una sera mi trovo casualmente al tavolo con Riccardo Garrone, mi emoziono e iniziano a tremarmi le mani. Sto per parlargli, mi precede: “Ragazzino, ma sei drogato?”».Un disastro con attrici e attori. E i registi? «Mi viene un’idea: andare a suonare a casa dei più bravi. Mi presento da Mauro Bologini, Mario Camerini e Pierpaolo Pasolini, il più gentile».Beh, mica ci avrà provato?«Nooo. Però almeno mi dà retta».Il più duro?«Camerini. Mi guarda e sentenzia: “Non hai una sola caratteristica fisica per fare l’attore e non hai nessuno studio. Vuoi un consiglio? Vai a casa!”. Stessa frase che mi dirà anche Carlo Campanili, la spalla di Walter Chiari: “Se vuoi bene ai tuoi genitori, torna a casa!».Scusi, Renzo. Ma un lavoretto l’avrà pure trovato prima o poi.«Doppiaggio. Mì spaccio per uno di Milano e nel film “Boccaccio 70” mi assegnano una frase con accento milanese. Nemmeno il tempo di iniziare e il direttore del doppiaggio mi blocca: “Tì te si no de Milan”».Curiosità. Recitare, nemmeno per sogno. Doppiaggio, poco. Ma con che soldi viveva a Roma?«Comparsa nell’Aida alle Terme di Caracalla: 700 lire a volta e se ti colori di nero 900. Poi qualche impiego come cameriere. E un giorno mi invento un lavoro tutto nuovo».Aiuto…«In un angolo di piazza Campo dei Fiori vedo una vecchietta che dà mille lire a chi le porta 1 kg di mozziconi di sigaretta: ci fa il trinciato. Allora vado nei cinema, cerco le donne di pulizia e offro 600 lire per ogni kg di mozzicone!».Geniale, niente da dire. Quando l’addio a Roma?«La prima volta quando i carabinieri mi prelevano per fare il militare. Poi, quando capisco che non farò mai l’attore. Torno a Varese, faccio il daziere comunale e poi lavoro per una cooperativa edilizia».Quando il contatto con la tv?«Nel 1974 leggo su “La Domenica del Corriere” un articolo su “TeleBiella”, prima tv via cavo. Contatto Peppo Sacchi, il fondatore, e lo incontro. Con lui c’è Enzo Tortora, che avevo conosciuto già a Roma».Scusi, Villa. Ma perché tanto interesse per il video?«La risposta più bella a questa domanda l’ha data Ettore Andenna, parlando di me in un’intervista: “Villa non è riuscito a sfondare nel mondo dello spettacolo e allora ha deciso di fare una sua televisione».Vero. Perché lei ci prova subito, dando vita a Televaresecavo e Telebuscocavo, che però non partiranno mai.«Constatato che via cavo non è possibile, decido di creare un’emittente via etere. Conosco Giuseppe Mancini e con lui faccio nascere TeleAltomilanese. Inaugurazione ufficiale l’1 novembre 1975».Chiariamo una volta per tutte. TeleAltomilanese può essere considerata la prima vera tv privata d’Italia che ha rotto il monopolio Rai?«Se non teniamo conto di TeleBiella, che era via cavo e offriva pochissimo, direi di sì».Voi invece proponete subito trasmissioni di successo.«Tortora ha due idee geniali. Il “Pomofiore”, gara canora per dilettanti che poi verrà riproposta ad “Antenna 3” da Lucio Flauto. Per iniziare servono due premi, allora giro in lungo e in largo tutti i negozi di Varese finché convinco due amici a darmi 400 bottiglie di vino e un paio di occhiali da sole. Il gioco funziona e alla terza puntata mettiamo in palio addirittura una mucca viva donata da un grossista di alimentari!».L’altra idea?«“Aria di Mezzanotte”, programma notturno, dalle 24 alle 3, in cui si unisce il sacro al profano. Per la prima volta vengono proposti spogliarelli. Ma soprattutto, per la prima volta vengono fatte vedere le prime pagine dei giornali, vera e propria rassegna stampa».E Tortora realizza interviste con ospiti seduti sulla poltrona da barbiere.«Memorabili quelle ad Almirante e a Maurizio Costanzo».La tv va bene, ma dopo pochi mesi vi sequestrano telecamere e trasmettitore.«Al processo però ci danno ragione, la sentenza dice che “trasmettere non è reato”».Lei, Renzo Villa, è il proprietario della tv. Ma si mette a fare anche il conduttore.«Tortora all’inizio non è d’accordo: “Renzo, sei un autore eccezionale. Fai solo questo. Ricordati che Agnelli non guida la macchina”. Poi, quando improvviso e conduco uno speciale sulla morte di Papa Luciani, si ricrede».Una conduzione che non dimenticherà mai?«Tortora una sera non c’è e lo sostituisco. L’ospite è Roberto Benigni, che recita il solito monologo dissacrante scritto da Bernardo Bertolucci, che ha ottenuto regolare visto dalla questura. Un pretore, però, ravvisa il reato di atti osceni in luogo pubblico nell’intervento di Benigni. Parte la denuncia per lui, Bertolucci, il cameramen, il regista Recchia e me. Ci fanno capire che è inutile difenderci, finisce in condanna».Scusi, che c’è da ridere?«Se lei va a vedere il mio casellario giudiziario ora trova un solo reato: atti osceni in luogo pubblico!».Villa, raccontiamo di Tortora.«Con lui nasce una grande amicizia, anche se troverò il coraggio di dargli “del tu” solo dopo una decina di volte che ci frequentiamo. Con me è allo stesso tempo critico e gentile. La prima volta che si interrompe la trasmissione mi chiama: “Renzo, hai messo il cartello scusate per il guasto tecnico. Ma un guasto in tv è sempre tecnico! Correggilo”. Quando mi vede agitato prima delle trasmissioni, invece, mi passa una pastiglia tranquillante».Di Tortora si ricorda sempre la galanteria: era un uomo di parola.«Un giorno mi chiama: “Renzo, ha chiamato Berlusconi: mi offre 100 milioni per andare da lui a iniziare una nuova tv”. Lo guardo preoccupato. “Tranquillo Renzo, ho detto di no, non posso lasciare a piedi e fregare un amico come te».Il 17 giugno 1983 verrà arrestato con l’accusa di associazione per delinquere di stampo camorristico.«Mi chiama Andenna e mi racconta che l’hanno detto al telegiornale. Non ci credo. Scrivo una lettera che poi leggerò in tv: “Finché Enzo non mi guarderà negli occhi e non mi dirà che è vero, non ci crederò mai”».Nell’inchiesta hanno coinvolto anche lei. Qualcuno sospettava che aveste fatto sparire i soldi raccolti per i terremotati dell’Irpinia.«Calunnie. Erano assegni segnati e messi sui conti di tre banche. Impossibile toccarli».Sono arrivati a dire che Tortora spacciasse droga nei vostri studi.«Enzo dava fastidio, era tornato al successo con Portobello ed era scomodo. Hanno inventato di tutto».Tortora sconta 7 mesi di carcere e poi continua la sua detenzione agli arresti domiciliari per motivi di salute. Il 17 settembre 1985 viene condannato a 10 anni di carcere. Il 15 settembre 1986 viene assolto con formula piena. Morirà 18 maggio 1988.«Non aveva detto a nessuno di noi di essere malato».Cosa le piace ricordare di Enzo?«Il suo amore per le figlie. Quando parlava di loro aveva sempre le lacrime agli occhi».Villa, torniamo a TeleAltomilanese. Lei e Tortora andate in Australia per un viaggio professionale. E…«Quando torniamo scopriamo che Mancini ha deciso di vendere e ha cambiato le chiavi. Il suo avvocato mi propone di fare causa o accettare 800 milioni per le mie quote».Che fa?«Prendo i contanti subito e ne do 100 a Tortora per risarcirlo dei soldi non presi per andare da Berlusconi. Poi fondiamo “Antenna 3”. Costo due miliardi di lire, inizio trasmissioni il 3 novembre 1977».Prima serata?«Incontro di boxe con Sandro Mazzinghi che torna sul ring per l’occasione».Ed è un boom. Personaggi nuovi, premi, sponsor, concorsi. Diventate la seconda tv più vista in Italia dopo Rai1. Tanto che vengono a studiarvi da tutto il mondo.«Mi contatta un funzionario di Jean Bedel Bokassa, il dittatore della Repubblica Centrafricana, dice che c’è pronto un assegno in bianco per me e per Tortora: ci vogliono là sei mesi per fondare una tv».Rifiutate. Paura del cannibalismo?«Beh… Ma poi chi avrebbe mandato avanti “Antenna 3”?».Villa, i programmi storici che hanno fatto la vostra fortuna sono tre. Primo, il “Pomofiore”.«Conduce Lucio Flauto, bravo attore, ma poco fortunato nella vita. Ha lavorato nella compagnia di Wanda Osiris e poi ha presentato i Beatles a Milano. Ma non regge il successo, abusa con il bere e con la droga. Morirà nel 1989: ictus».Secondo, “La Bustarella”.«Giochi a squadre tra paesi condotti da Andenna. Soprattutto, inquadrature innovative, geniali e audaci del regista Beppe Recchia».Già, primi piani su tette e culi. «Con Carmen Russo valletta. Finché Andenna mi prende da parte: “Mia moglie è gelosa. O cambi ragazza o non lavoro più”. Così licenzio Carmen Russo, che poi mi farà una causa di lavoro».Terzo, il “Bingo”.«Tombola ideata e condotta da me per oltre 420 puntate. Premi e intermezzi musicali».Villa, scusi la curiosità. Ma “Antenna 3” ci guadagnava?«“La Bustarella” costava 30 milioni a puntata. Ne rendeva 55. Guadagno netto di 25. Il “Bingo” faceva incassare 23 milioni. Le altre trasmissioni erano in perdita».Tanti gli attori e i comici lanciati, da “Ric e Gian” a “I Gufi”. Fino alla coppia Boldi-Teocoli.«Li vedevo al “Derby”, li ho voluti in tv. Teo era geniale, il più bravo».Renzo, nessuno è mai stato tentato da una rete così seguita e ricca?«Tre offerte in tre anni. Nel 1980 mi contattano quelli di “Famiglia Cristiana”. Rifiuto. L’anno dopo mi chiama Berlusconi. Parliamo e fa una battuta: “Cribbio, Villa, sa che la invidio? Lei è un uomo che fa quello che ha sempre sognato di fare, io avrei voluto cantare sulle navi da crociera e invece sono qui a fare l’impenditore televisivo”. Mi propone di vendergli “Antenna 3”. Rifiuto. Nel 1982 c’è ospite Craxi. Al bar degli studi televisivi, mentre beviamo il caffè, chiede di poter acquistare la rete. Rifiuto».Quanto offrivano?«Tutti la stessa cifra: 9 miliardi».Urca. Dopo aver detto no a tanti soldi, la beffa. Nel 1986 lei fallisce. Sa, vero che si dice? Che Renzo Villa ha perso tutto al Casinò.«Falsità. A giocare ci andavo tre volte l’anno. Ma vincevo. Una volta ho portato a casa 800 milioni, soldi con i quali ho pagato gli stipendi. Il problema è che con l’avvento dei network abbiamo affidato la raccolta pubblicitaria, fino a quel momento gestita da noi, a una concessionaria esterna. E quando ha iniziato a non pagare più, siamo andati nei guai».Il tribunale ha dichiarato il fallimento.«Ma con sentenza di “ritorno in bonis”, in pratica da un punto di vista squisitamente giuridico il fallimento non si è mai verificato. Ma ho perso comunque tutto».Come si è risollevato?«Il nuovo proprietario mi ha assunto per la pubblicità e per il televideo. Soprattutto, devo un grande ringraziamento a mia moglie Wally: mi ha aiutato moralmente e poi ha iniziato a collaborare con me, diventando addirittura più brava».Rimpianti?«Con il senno di poi, forse, è stato meglio così. Stava arrivando il ciclone Berlusconi, non avremmo mai potuto reggere certi confronti e sarebbe finita peggio».Villa, ultime domande veloci. 1) Il presentatore più bravo di sempre?«Enzo Tortora».2) Di adesso?«Fino all’ultimo momento lo è stato Mike Bongiorno».3) Rapporto con la religione?«Incoerente: sono molto credente, ma pratico poco».4) Paura della morte?«Sì. E della sofferenza».5) Rapporto con il sesso?«Ero un peccatore».Mai avuto un flirt nel mondo dello spettacolo?«Ho detto no ad Anita Ekberg che voleva portarmi in camera. Era troppo ubriaca».Ultimissima. Ha un sogno?«Vorrei raccontare favole classiche ai bambini in tv. Mi ci vedo perfettamente nei panni di nonno Renzo».

One thought on “INTERVISTA A RENZO VILLA

  1. Pingback: Blog di Andrez » Blog Archive » Enzo Tortora; come mai i camorristi l’accusarono?